| Informazione: Palla al centro per … | |||
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| PALLA AL CENTRO PER... Fra un po’ di giorni tutti i riflettori saranno puntati sul Sudafrica. L’11 giugno verrà fischiato il calcio d’inizio dei mondiali di calcio 2010. È un occasione unica per l’Africa di essere al centro dell’attenzione mondiale e un’opportunità commerciale incredibile. Turisti, sportive e uomini d’affari si concentreranno qui per un mese. Gli scambi e i contatti, commerciali e non, saranno innumerevoli. Ma una domanda è d’obbligo, chi beneficerà di tutto questo? Alla fine dei mondiali 2006, passavo davanti ad una vetrina di una bottega di commercio equo in Francoforte. La vetrina era completamente addobbata con prodotti provenienti dal Sudafrica e in un delirio di palloni e scarpette compariva la scritta “Südafrika 2010”. Sull’onda dell’entusiasmo dei mondiali tedeschi, la bottega portava già l’attenzione all’evento africano. La stessa bottega oggi ha di tutto in vetrina, fuorché prodotti del Sudafrica e citazioni calcistiche. Forse un occasione persa. Non tanto per le vendite, quanto per la possibilità di focalizzare l’attenzione su questo stato africano e la sua gente, da un angolazione diversa e aperta ad aspetti che difficilmente i media internazionali prenderanno in considerazione. Quando nel 1994 è terminato l’apartheid, l’85% delle terre erano in mano a pochi grandi latifondisti bianchi . Il nuovo governo sudafricano da parte sua è intervenuto con il programma del Black Economic Empowerment, una serie di direttive mirate a promuovere la partecipazione della maggioranza di colore nelle attività economiche e nella redistribuzione della proprietà. Introducendo la B-BBEE scorecard , ossia la scheda di valutazione Broad-Based Black Economic Empowerment, il governo ha dettato le linee guida relative a quattro settori: coinvolgimento diretto attraverso il possesso e il controllo di imprese e beni, posizioni dirigenziali, sviluppo delle risorse umane e pari opportunità di lavoro e coinvolgimento indiretto attraverso appalti preferenziali, sviluppo di imprese e investimenti sociali delle aziende. Tutto questo però non ha avuto l’effetto di ridistribuire potere e ricchezza fra la maggioranza e ha finito con l’avvantaggiare solo una piccola parte degli abitanti di colore. Gran parte della popolazione rurale è rimasta in posizione svantaggiata e non ha accesso alle decisioni economiche. È all’interno di questo scenario che interviene Fair Trade. Qui in Sudafrica Fair Trade ha rivisitato i suoi criteri alla luce delle direttive del BEE, così da intervenire attivamente anche nel discorso della ridistribuzione della terra, della direzione delle imprese e dei diritti dei lavoratori. Dove la legislazione sudafricana è mancante interviene fair Trade a colmare la lacuna, introducendo criteri ancora più restrittivi, soprattutto in materia di lavoro dipendente. Qui in Sudafrica la gran parte dei produttori certificati FLO sono aziende di una certa dimensione, con manodopera assunta, che possiede quote societarie e interviene nella gestione dell’azienda. Nel 2005 è nata la sezione sudafricana di Fair Trade - Fair Trade South Africa (FTSA) – che fornisce informazione e supporto ai singoli produttori, oltre a sensibilizzare la popolazione . Altromercato vende i prodotti di quattro produttori sudfricani: l’ honeybush Ericaville Farming Trust, il rooibos di Wupperthal Rooibos Farmers e di Heiveld Co-operative e l’uva sultanina di Eksteenskuil Vine Fruit Farmers . __________________________________________________________ 1 http://www.fairtrade.org.uk 2 http://bee.thedti.gov.za/27.htm “direct empowerment through ownership and control of enterprises and assets; management at senior level; human resource development and employment equity; and indirect empowerment through preferential procurement, enterprise development and corporate social investment.” http://www.guardian.co.uk/business/2009/jul/31/southafrica-small-business 3 http://www.fairtrade.org.za/ 4 http://www.heiveld.co.za/index.html |
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