| Viaggi responsabili: Malawi | |||
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| Cari amici, questa volta vi scrivo da un altro angolo di mondo, da un altro pezzo di storia, da un’altra cultura, da un’altra gente, da un popolo meraviglioso, quello del Malawi. Malawi... chissà dov’è... sperduto nel cuore dell’Africa, the warm hearth of Africa. Sì, questo è.... tra la Tanzania, il Mozambico e lo Zambia, eccolo il piccolo Malawi con il suo grande lago, il Nyasa Nyasa. In una delle lingue locali, Chichewa, Nyasa significa Lago, così Dr. Livingston quando lo scoprì nel 1860 chiamò il lago, Lago. Buffo no? Cosa avrà pensato questo popolo quando un muzungu (uomo bianco) arrivò da molto lontano e disse al mondo di aver scoperto il Lago Lago... che è sempre stato lì e che per questo popolo è stata sempre una risorsa vitale. Eppure questa è la contraddizione dell’Africa. Arriviamo noi e pensiamo di sapere di cosa stiamo parlando... e invece no, non ne abbiamo idea. Questa storia esiste da sempre. Questa cultura è così diversa dalla nostra che neppure ci rendiamo conto che anche ‘aiutarla a risolvere i suoi problemi’ è in realtà, a volte, un modo nascosto per cercare di cambiarla secondo i nostri schemi mentali. ![]() Ci sono tanti progetti, tante organizzazioni che lavorano qui... i risultati non sono altrettanto numerosi... perchè? Forse perchè stiamo cercando di creare una proiezione del nostro mondo in un altro mondo? Perchè a dettare le regole sono sempre gli stessi? Perchè fa comodo avere un mondo che muore di fame per mantenere i nostri standard di vita?... o perchè anche lo sviluppo e la cooperazione è spesso un’industria, che fa profitto, mascherato dal ‘fare del bene’...? O possiamo sempre dare la colpa alle guerre o ai governi locali o alla corruzione??? NO, Il Malawi è il paese africano che non ha mai conosciuto guerre, il suo popolo è troppo tranquillo, gentile ed amichevole... ed allora??? Allora, perchè ci sono ancora bambini malnutriti che durante l’hunger gap muoiono o si ammalano, perchè c’è gente che muore di colera, malaria e HIV. L’HIV, una delle piaghe di questo paese. La vedi, la senti, la respiri... già una generazione è stata cancellata ed i loro bambini, la generazione futura, scomparirà presto: bambini che nascono infetti e piano piano muoiono di altre malattie che attaccano il sistema immunitario... HIV è un tabù, è una malattia che riveste una sfera così importante della vita umana e di cui non si vuole parlare. Diverse organizzazioni lavorano su questo ma i risultati sono pochi. Alcuni dicono ci vorranno altri secoli prima che l’Africa cominci a cambiare... ![]() Ma a cambiare come? Come la vogliamo noi? Secondo i nostri criteri? E’ vero, si parla di relativismo culturare che non oltrepassi il limite dei diritti fondamentali... ma come mai, dopo anni di cooperazione, tutto questo non funziona... Purtroppo, questi soldi dati gratuitamente non stanno aiutando l’Africa, le stanno scavando una tomba ancora più grande. Un popolo che è abituato a vedere soldi piovere dal cielo, non si alza, si siede e ne aspetta altri, e questo lo si vede sin dai bambini: ‘Madam, give me money, give me money’... Come biasimarli, gli è sempre stato detto cosa fare, come comportarsi ed ora come svilupparsi: prima i coloni europei, poi l’invasione della Cina e India, le dittature e infine la nuova ‘industria’ degli aiuti umanitari. Eppure quest’Africa così contraddittoria è la stessa che ti rapisce ed affascina. Tutto qui assume un’altra dimensione, la storia, le relazioni, la famiglia e la cosa più evidente, il tempo... In Malawi dicono che gli Europei hanno inventato l’orologio e gli Africani il tempo... Che bella storia questa, forse nasconde anche una nota di romanticismo, di mistero che per quanto tentiamo di capire, andando in questi luoghi e vivendoli... non riusciremo mai a comprenderla a fondo e forse questo è proprio il bello e la ragione per cui si continua a cercare e vale la pena non fermarsi e camminare... Sedersi sotto un albero a parlare, ascoltare e lasciar parlare il tempo, vivere la semplicità della condivisione, gli uomini da un lato e le donne dall’altro, i bambini che, zittiti dal capovillaggio, obbediscono e si prendono cura dei fratellini più piccoli, portandoli sulla schiena, il primo 5 anni, il secondo 1. Lasciare che sia il tempo e la natura a segnare il passo e non l’uomo a imporre al tempo la direzione da prendere. In un famoso film, ‘The gods must ne crazy’, si diceva che nella nostra società, per rendere la vita più semplice, l’abbiamo complicate. Quale posto migliore dell’Africa per capirlo... ![]() Quante cose avremmo da imparare dal questo popolo se solo ci fermassimo sotto l’ombra di un albero e cominciassimo a chiacchierare con loro e a chiederci che cosa davvero conta e di cosa abbiamo davvero bisogno in questo viaggio che è la vita... e il tutto sempre con un sorriso dulle labbra... E’ da questo luogo che vi mando un grosso abbraccio e vi supporto: non possiamo semplicemenete stare a guardare... ma possiamo creare opportunità di crescita dove ci sono già uomini e donne pronti a crederci... senza imposizioni; questo è il vero sviluppo ed è in questo che dobbiamo continuare a credere e costruire. Buon Cammino, con affetto. Paola |
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