| Viaggi responsabili: Il mio Viaggio in Guatemala- cap.1 | |||
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![]() Questo e`un articolo un po' speciale... o meglio, piu' che un'articolo, una testimonianza... Sono passate quasi tre settimane da quando sono scesa dall'aereo e mi sono detta: 'ok, ora si comincia il viaggio in Guatemala...' Un viaggio, una storia o tante storie e volti da raccontare... e credo che questo sia il modo e il sito migliore per raccontare quest'avventura, capitolo dopo capitolo.. E come ogni avventura che si rispetti, si comincia dall'introduzione.... Ebbene, nella mia introduzione vorrei raccontare che cosa mi abbia portato fino qui, in Guatemala... Beh in pratica, semplicemente una telefonata (grazie a Tina di Nazca e Leone di Chico Mendes e naturalmente Jose' Victor di Aj Quen)... In realta', un cammino iniziato 6 anni fa con l'Associazione 'Quelli che...l'equo' che nel 2005 ci ha visto creare e costruire la nostra bottega di Novate e che ha rinforzato in me la consapevolezza che un commercio diverso e' davvero possibile. Ecco allora l'esperienza in Guatemala, con Aj Quen, una cooperativa locale che lavora con piu' di 800 artigiane maya in piccoli isolati villaggi, nel mezzo della bellezza naturalistica guatemalteca. Qui si respira un'aria particolare, differente. Da una parte, c’e’ il Guatemala delle citta´, dove ti trovi di fronte a due mondi che si scontrano: la societa´, che chiamiamo moderna, con i fast food americani e le belle macchine, dove si capisce come la globalizzazione non si sia trasformata in opportunita´ per la gente comune, e poi c'e' la gente maya, con i loro vestiti coloratissimi ma che nella citta' fa fatica ad esprimersi... e questo la guerra civile non lo ha nascosto. Fuori dalle citta´, c’e' il Guatemala vero, autentico: e´quello dell’altiplano, dei vulcani e della natura imponente; e' quello dei villaggi circondati da campi di patate e maíz, quello dove gli uomini lavorano nella natura e trasportano legna sulla schiena senza nessun segno di sofferenza; e' quello dove le donne, oltre a curare i bambini (e sono tanti!!) e occuparsi delle faccende di casa, tessono la storia della loro civilta’ in vestiti coloratissimi, detti traje, che richiamano antichissime tradizioni e significati di una cultura che non e` mai morta. IN Guatemala almeno il 70 % della popolazione e`indígena! Ebbene, l’incotro con la prima comunita´di donne tessitrici di Aj Quen, e’ stato come surreale. Nel mezzo di una splendida natura verdeggiante, sguardi timidi e cuorisi ci scrutavano...e subito si tramutavano in calore e in un benvenuto in Quiche', una delle numerose lingue maya. Visitare la comunita´e' stato come chiudere una catena, quella del commercio equo: dal produttore al consumatore, direttamente. In un mercato mondiale dove solo l'interesse e il profitto sembrano avere importanza, il commercio equo offre una visione completamente differente, dove le relazioni sono al primo posto... Ed io ho avuto la fortuna di poterlo vedere. Ho visitato altre comunita´e tenuto lezioni per spiegare la differenza tra commercio mondiale e commercio equo. ![]() L'ho spiegato a donne, molte delle quali non sanno ne' leggere, ne' scrivere o non sanno dove si trovi il Guatemala o l'America, l'ho spiegato a donne rimaste vedove dalla guerra civile, perche' i maya sono stati letteralmente massacrati. L'ho spiegato a bambini che prendevano appunti e questo e' stato davvero incredibile. Le mamme hanno portato i loro figli perche' vorrebbero un futuro diverso, perche' loro, le donne, non hanno potuto educarsi, perche`il loro governo non fa nulla se non prendere soldi, eppure loro dicono no, vogliono che i loro figli sappiano, che la societa´ e la loro condizione cambi. Beh, una cosa ricordo alla fine della lezione, Matilde, una delle artigiane di Aj Quen, si alza e dice: '...Grazie per essere venuti a conoscerci e ad insegnare a noi ed ai nostri figli, vorremmo che questa non sia la prima e l'ultima volta,... non ci abbandonate'. Credo non dimentichero`mai le parole di Matilde. Paola apal@inwind.it |
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